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Mace ëd sangh su la piassa stamatin, an sle pere grise, sul murajon scrostà, doi pòvri fagòt, un preive e dij sassin: a costa mace ‘d sangh la libertà. Carlo Regis


7 luglio 2008

I cibi per bebè? Quelli naturali fanno crescere risparmiando

Ecco il mio articolo uscito su La Stampa di ieri nella rubrica "Sostiene Slow Food":
Largo impiego di alimenti non importati, cibi locali, utilizzo di ingredienti disponibili sul posto e trattati con tecnologie di piccola scala a livello di comunità: queste linee guida non provengono da un decalogo di alimentazione alternativa ma fanno parte di un testo redatto da Oms e Unicef nel 2002 denominato Strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini. Un documento che va a braccetto con le Raccomandazioni standard per l’Unione Europea sull’alimentazione dei lattanti e dei bambini fino a tre anni, dove si dice che “l’uso di alimenti complementari di origine industriale può ritardare l’accettazione della dieta familiare e costituisce un onere non necessario per il bilancio familiare”. Ma le indicazioni di queste autorevoli istituzioni trovano riscontro nella quotidianità? Il passaggio dall’allattamento esclusivo alle prime pappe troppo spesso si concretizza con rigide ricette per brodini che sembrano dimenticare luoghi, stagioni, temperature e varietà. Ecco allora che tra le prime verdure introdotte nella dieta del bebè sempre e comunque c’è lo zucchino, in qualunque stagione dell’anno. E le povere zucche, cos’hanno di meno per non essere proposte nei mesi freddi? E ancora: quando mai nella vita ci capita di mangiare la tapioca, cibo originario dell’America Latina? Eppure tutte – o quasi – le indicazioni pediatriche correnti sembrano farci intendere che il piccolo non ne possa mai fare a meno. E neppure le multinazionali del baby food: che infatti riempiono gli scaffali dei supermercati con le creme di mais e tapioca. Ma perché non proporre ogni tanto anche un passato di carote o una semplice polenta? E’ importante che i genitori comprendano sempre più che scegliere consapevolmente e con cura i primi alimenti per i propri figli, facendo attenzione all’origine, alla stagionalità e alla naturalità del prodotto, significa trasmettere la propria cultura alimentare, le abitudini familiari. Con un beneficio per tutti: per l’ambiente, per la salute del bambino, per la sua educazione al gusto e, non dimentichiamolo, anche per il portafoglio.




permalink | inviato da DavideG il 7/7/2008 alle 9:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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